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Podere Veneri Vecchio: il vino, il tempo e la diversità

Aggiornamento: 19 apr



“Vai a dire a un albero che deve fare un’arancia di 53 cm” 


di Assunta Casiello


Raffaello Annichiarico è così: un uomo appassionato. Tra lui e la natura non esistono mezzi termini.  Ha deciso di amarla, che per l’eccezione propria del verbo dovrebbe voler dire accettare l’altro per ciò che è. E un albero non potrà mai darci sempre un’arancia da 53 cm: “Questo vuol dire vivere con la natura”. “Lavoravo in un centro di ricerca e di analisi per la grande agroindustria italiana”, giorni diventati anni studiando la perfezione in vitro e guardando piante solo da un microscopio “più ero in quel mondo più mi allontanavo dalla verità”. Oggi Raffaello vive, invece, a Castelvenere, in provincia di Benevento. E le imperfezioni sono diventate la bellezza reale dei frutti che la natura gli regala. Il tempo qui è un tramonto che si guarda dal terrazzo avamposto al piccolo podere costruito con pietre di tufo nero. È il rumore dell’acqua che scorre lento sul letto del fiume Seneta e scompare in quel bosco di acacie che delimita i confini delle sue vigne: “Ho messo da parte tutte le mie conoscenze pregresse e ho capito che la vera consapevolezza passa solo attraverso un contatto costante con gli ecosistemi che ci circondano. Il bravo agricoltore non è quello che sta su un trattore automatizzato tutto il giorno, ma chi ci sa scendere”.


L'uomo 


E la parola “artigiano” Raffaello ce l’ha tatuata sulle mani e sulle prime rughe che solcano il suo viso, piuttosto che in un proclama sulle etichette. Risponde ai grandi numeri della Doc Sannio, che tutto attorno circonda i Poderi Veneri Vecchio, con filari dimenticati di Agostinella, Grieco, Cerretto, Barbera del Sannio e Sciascinoso: “Le Doc sono nate con il buon criterio di tutelare il territorio, ma l’agricoltura moderna ha fatto, poi, invece cadere nell’oblio della memoria i nostri autoctoni” Per stare al sicuro è più facile omologare “il rischio, però, è che poi quella parola chiamata terroir diventi solo un piacevole suono. Pensa al giallo paglierino. E’ presente in quasi tutti i Disciplinari”. Difficile, però pensare che si possa ottenere quello stesso pantone alternativamente da un vitigno del Friuli piuttosto che da uno siciliano. Un’utopia che però non viene mai messa in discussione, e, anzi, pur di superare l’esame in commissione, viene combattuta a suon di chiarifiche e filtrazioni.



La vigna

“Io sono per un’enologia conservativa, non sottrattiva. E al momento la Doc non è la mia strada”, ma reazione uguale e contraria potrebbe dirsi anche per chi insegue vini a tutti i costi diversi, divinizzando l’ideologia del naturale. Più che di un vino sembra che si parli di una religione. “Il vino si può, e anzi si dovrebbe, fare solo con l’uva e se la moda significa rispettare la natura allora va benissimo che il vino naturale sia di moda. Il problema è quando invece c’è ambiguità su cosa significhi questo termine e non lo si applichi in questo modo”. La fertilità della donna a Castelvenere si chiama argilla. La forza dell’uomo calcare. L’alchimia tra questi due tufo nero. “Proteggo la natura piuttosto che ricostruirla”. Preservare, allora, piuttosto che trattare. Raccoglie equiseto Raffaello, e poi bambù e ortica. Le macera e le fermenta. Questo è il suo modo per fortificare le vigne, stimolando le loro difese immunitarie “e anche la propoli grezza, ci sono arnie di bravi agricoltori qui in zona”.


La cantina


“ È arrivata dopo che per diversi anni ho conferito le uve”. Poi con le stesse pietre prelevate dai vigneti ha iniziato i lavori di quella piccola cantina semi-interrata dove i lieviti sono stati “selezionati” naturalmente vendemmia dopo vendemmia: “Lavoriamo utilizzando botti realizzate con legni dell’Alta Irpinia (il bottaio è Antonio Cione): acacia, castagno e ciliegio”.  Il tempo e la diversità: le due caratteristiche dei vini di Poderi Veneri Vecchio. Quella diversità che si oppone all’omologazione sensoriale di molti vini e quel tempo “che forse abbiamo dimenticato. Da quello in vigna dell’ormai offuscato ciclo biologico a quello in cantina, per un riposo naturale di quel liquido che è vivente e va rispettato nella sua crescita”.



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